Come donne in nero di Padova desideriamo condividere informazioni e riflessioni intorno alla guerra.

Crediamo che la guerra mostri oggi la sua totale crudeltà e inutilità.

14 settembre 2014

Facciamo insieme UN PASSO DI PACE !

Basta guerre! Mai più vittime! Fermiamo le stragi di civili indifesi, a Gaza, in Palestina e Israele, in Siria, Iraq, Libia, Afghanistan, Ucraina, Congo …. 

Per  Libertà, Diritti, Dignità, Giustizia, Democrazia 

Manifestazione Nazionale 

Firenze, 21 settembre 2014

Piazzale Michelangelo – Ore 11:00 – 16:00




ADERIAMO E PARTECIPIAMO
RESTIAMO UMANI, facciamo sentire la nostra voce, mobilitiamo la società civile in Europa ed in Medio Oriente contro le guerre, contro le stragi di civili e contro i mercanti di armi, contro le politiche che quelle guerre hanno favorito, legittimato e a volte promosso.
DIAMO VOCE A CHI RESISTE E SI OPPONE  in modo nonviolento alle guerre, alle pulizie etniche, alle politiche di guerra, ai regimi dittatoriali, al razzismo, all’apartheid
COSTRUIAMO INSIEME una nuova storia di pace, di libertà, di diritti, di democrazia e di giustizia, diamo vita a un’alleanza civica in Europa e nel Mediterraneo contro le guerre e per il disarmo.
Lanciamo da Firenze una piattaforma di richieste e di campagne per un cambio di passo delle politiche dei governi e delle istituzioni internazionali.
Il passo di pace che dobbiamo fare è tanto urgente quanto ambizioso e difficile. 
Perché fermare le guerre e le stragi significa dare finalmente il primato del governo globale del pianeta e delle relazioni tra Stati alla politica multilaterale, ad un sistema delle Nazioni Unite da riformare e da potenziare; significa cambiare il modello di sviluppo, non più orientato al consumo del pianeta per il benessere di pochi ma alla sostenibilità futura ed al benessere di tutti; significa applicazione e rispetto da parte di tutti gli Stati degli accordi, delle convenzioni internazionali e dei diritti umani con meccanismi sanzionatori e con un sistema di polizia e di giustizia internazionale operativo; significa riconoscere il diritto d’asilo e dare accoglienza ai profughi di guerra; significa investire nella ricerca, nell’educazione, nell’ambiente, nell’economia e nel lavoro, nella giustizia sociale, nella democrazia, nella cultura, nel dialogo, nella difesa civile, nella cooperazione, in funzione della pacifica e plurale convivenza e del governo democratico globale, convertendo qui le enormi risorse spese per armamenti e guerre decennali. 
Se questo cambio di passo delle politiche non si realizzasse in queste direzioni
Sappiamo bene cosa ci aspetta, è sotto gli occhi di tutti: sono i 2000 morti di Gaza, il carcere a cielo aperto per 1,8 milioni di palestinesi, i 47 anni di colonizzazione e occupazione israeliana della Palestina, una vita sotto minaccia  per il popolo israeliano, le 200mila vittime del conflitto siriano e le circa 2000 vittime che il conflitto iracheno sta mietendo ogni mese, la guerra, i prodromi della pulizia etnica, la violazione dell’autodeterminazione dei popoli in Ucraina, come in  Palestina e nel Sahara Occidentale; le infiltrazioni mafiose e criminali in ogni conflitto, l’uso del terrorismo anche da parte degli Stati, la tortura, la detenzione illegittima, gli scomparsi,il fondamentalismo, il sostegno a dittatori e monarchie medioevali per difendere potenti interessi di parte e i nostri approvvigionamenti energetici; sono le esecuzioni di massa, la proliferazione degli armamenti e dell’economia di guerra, i milioni di profughi e di disperati in fuga, la finanza speculativa, il fallimento degli Stati, il saccheggio dei beni comuni e la crisi delle democrazie, la propaganda e le informazioni strumentalmente distorte dai poteri forti che  influenzano e condizionano l’opinione  pubblica… un elenco infinito di drammatici eventi che si ripetono sistematicamente, diventando parte del nostro quotidiano come fossero disastri inevitabili per proseguire il corso della civiltà, la nostra.
Questo è il bivio che abbiamo di fronte: continuare a denunciare in modo generico questa realtà o lavorare con determinazione e strategia per mutare le politiche responsabili della proliferazione delle guerre, per costruire un’alternativa a questo corso della storia? Puntare l’indice solo sugli effetti o denunciare e sradicare le cause della violenza diretta, culturale e strutturale che permea il nostro sistema, di cui siamo in parte tutti complici?
Alla viltà, al cinismo  ed alla violenza, vogliamo sostituire  l’alternativa del coraggio, della nonviolenza, della disobbedienza civile. 
A Firenze, in continuità con l’Arena di Pace e Disarmo, ascolteremo testimonianze provenienti dai teatri di guerra e le voci di chi si oppone in Europa e nel mondo alle politiche di guerra, per fare assieme questo passo di pace. Raccoglieremo e lanceremo concrete richieste alla politica, campagne che segnano un cambio di passo nelle  proposte per la soluzione politica dei conflitti, per la pace, per i diritti, per la giustizia, per il disarmo e la difesa civile non armata e nonviolenta.
Invitiamo quindi ad aderire a questo appello partecipando alla manifestazione di Firenze ed organizzando mobilitazioni in altre città europee e centri martoriati dai conflitti. Vi chiediamo di inviare fin d’ora alla Segreteria dell’evento, oltre all’adesione, le proposte e campagne concrete, già strutturate, che vorreste rilanciare durante la manifestazione e inserire nella piattaforma finale.
Comitato Promotore: Rete della Pace, Rete Italiana Disarmo, Sbilanciamoci, Tavolo Interventi Civili di Pace, 
Inviare adesioni e proposte a Segreteria Un Passo di Pace:  @mail:passodipace@gmail.com

05 settembre 2014

NON VOGLIAMO UN MONDO IN GUERRA

MAI TANTE GUERRE IN TUTTO IL MONDO COME OGGI.
MAI, COME OGGI, APPARE VANA LA PRESUNZIONE DI ARGINARE, CONTROLLARE I CONFLITTI.
MAI COME OGGI LA PRODUZIONE E IL COMMERCIO DELLE ARMI SONO FIORENTI.
IL PERICOLO DI UN DILAGARE DELLA GUERRA è ACUITO DALLA GRAVE CRISI ECONOMICA CHE SCUOTE  IL MONDO INTERO.



Gaza ... Siria ...  Iraq ...  Ucraina ... Libia ...  Afghanistan… sud sudan… Repubblica centrafricana…

La guerra sta ovunque devastando territori e popolazioni e accentuando odi e rancori. Ovunque sono i civili a pagare il prezzo più alto.

...  e   l’unica   cosa che   si   riesce   a   fare   prontamente   è...  inviare   armi a chi combatte!

DICIAMO BASTA!
Giovedì 11 settembre alle 17 in piazzetta della Garzeria a Padova

Non vogliamo che la politica estera del   nostro   Paese   e   dell’Europa   sia   determinata
dagli  interessi dell’industria  bellica  e  dalle  decisioni  della  NATO.

Al  Governo  italiano,  all’Europa,  all’ONU  diciamo

·      BASTA guerre e interventi militari  mascherati  da  “missioni  di  pace”:  che   cosa hanno risolto gli interventi in Afghanistan, in Libia, in Iraq, in Somalia...?
·      NO a forniture di armi ai belligeranti: nessun conflitto si risolve annientando l’avversario
·      alla  protezione  dei  civili  con  l’intervento  di  forze  ONU
·       all’accoglienza  ed  assistenza  dei fuggitivi.
·      alla creazione di corpi civili di pace per l’intervento non armato e nonviolento nei conflitti prima che esplodano le guerre.
·      a trattative   favorite   da   mediatori   esperti,   di   paesi   non   coinvolti   nel  
conflitto

Con questi obiettivi, insieme a tutto il popolo della pace, ci prepariamo alla grande
Manifestazione nazionale della Rete della Pace
Il 21 settembre a Firenze *

            
    Donne in Nero     Associazione per la Pace

Padova 11 settembre 2014

* per informazioni e iscrizioni alla manifestazione di Firenze: www.retedellapace.it - www.disarmo.org


20 agosto 2014

Lettera alle attiviste Donne in Nero di lunga data in Israele contro l’occupazione di una Donna in Nero di Belgrado
Agosto 2014

Care campagna,

Crimini indicibili, di nuovo. Ultimamente, dopo tante sere a guardare le notizie da Gaza, io fremo e penso a voi tutte, mie care Haya, Yvonne, Hannah… e molte altre che scendono in strada contro la politica distruttrice del loro stesso governo. Da decenni fino ad ora, e niente è cambiato. Cerco di immaginarmi come vi sentite questa volta con le notizie della guerra, quanto dovete essere stanche, quanto dovete essere desolate, quanto sembriamo piccole di fronte alle macchinazioni della guerra capitalista. E mi dico tutti i giorni che voglio inviare a voi tutte una lettera di sorellanza. Non è mai abbastanza dirvi che vi amo. Perché sappiate che per me siete importanti e comprendo la vostra scelta di restare nel vostro paese quando la lotta contro il proprio disgustoso governo diventa una realtà quotidiana.

Io mi sono svegliata nel 1991 con una guerra che cominciava in Europa proprio dalla mia città. E’ finita in parte nel 1995 e infine nel 1999. E sto cercando ancora storie di donne sopravvissute o no ai crimini commessi in mio nome. Proprio ieri sera su internet ho sentito la storia di una donna, Zehra Turjacanin, fuggita da un incendio, in una casa dove dei soldati serbo-bosniaci avevano rinchiuso 40 concittadini della loro città Visegrad, e li avevano bruciati vivi. Una donna era riuscita a uscire da una piccola finestra, con i vestiti, i capelli e le orecchie in fiamme. Ho imparato nel corso degli anni quanto sia prezioso per i sopravvissuti che noi siamo lì ad ascoltarli e ad interessarci di quel che devono dirci.

Oggi ascolto la vecchia canzone imagine, vi ricordate?

           Immagina che non ci siano paesi
           non è difficile da fare
           niente per cui uccidere o morire
           e niente più religioni
           Immagina che tutte le persone vivano la loro vita in pace.

           Potete dire
           che sono un sognatore, ma non sono l’unico

In nome della speranza nell’umanità che voi create con il vostro impegno contro la guerra, vi ringrazio e vi invio il mio amore profondo con tenerezza

lepa mladjenovic, una di voi, da Belgrado.
Il discorso israeliano sulla violenza sessuale emerge nell'assalto a Gaza
Sguardi sui Generis, giovedì 7 agosto 2014
Pubblichiamo la traduzione di un articolo apparso oggi sul sito Maam News Agency a firma Alex Shams.


Una donna indossa solo una bandiera israeliana durante una manifestazione di fronte alle Nazioni Unite, 28 Luglio 2014 a New York. (AFP / Stan Honda)

Mentre le bombe cadevano su Gaza nelle ultime 4 settimane, un'altra guerra era in corso, con in palio i cuori e le menti del pubblico globale. Anche se meno letale, questa guerra di parole offre uno sguardo eloquente sui cambiamenti in corso tra gli intellettuali mainstream israeliani e sionisti, rivelando che ciò che gli esperti sostengono è una visione del mondo sionista sempre più violentemente razzista e sessista.
Diana Buttu, avvocato palestinese ed ex membro del gruppo di negoziatori dell'Olp, ha detto a Ma'an che, da quando è iniziato l'assalto israeliano, è stata sommersa da centinaia di e-mail cariche di odio e minacce violente. Anche se lei è "abituata" a ricevere odio per posta, ha detto che il tono e la quantità erano "senza precedenti". "In passato ricevevo messaggi in cui mi chiamavano pazza o fuori di testa, ma ora dicono cose come 'dobbiamo uccidere tutta la feccia musulmana', senza scordare i gruppi organizzati di israeliani che inviano regolarmente messaggi di posta elettronica per insultarmi." Ha detto che ogni singola mail delle centinaia che ha ricevuto in questi ultimi giorni ha usato sia un linguaggio razzista che sessista - comprese le minacce di stupro - praticamente nessuna ha espresso un dissenso educato o argomenti sostanziali. Buttu ha detto a Ma'an in un'intervista Skype che lei pensa che il cambiamento di linguaggio e l'aumento della violenza sessualmente espressa, come metafora della guerra, è indicativa delle tendenze più ampie del pubblico israeliano. "Quando si ha un primo ministro che definisce la persone che hanno ucciso i tre coloni israeliani ‘animali umani’, o come Ayelet Sheked (membro della Knesset) che chiama le persone ‘serpenti’ che devono essere ‘sterminati' ... Questo si riflette nel livello dei commenti e delle lettere di odio che riceviamo." Buttu sostiene che, dal momento che la propaganda del governo israeliano ha sempre dipinto la causa palestinese come una "costola" di Boko Haram, ISIS, Fratelli Musulmani, e "praticamente di tutto ciò che di male sta accadendo nel mondo," l'idea che la "lotta palestinese sia una lotta nazionale ed una lotta per la libertà, è completamente sparita."
La seconda tendenza che Buttu ha sottolineato nel raccontare le mail di odio ricevute era quella del sessismo violento, diventato tradizionale nel discorso sionista. Buttu racconta come una nota ironica centrale del discorso è l'uso di un linguaggio esplicitamente sessista contro le figure pubbliche pro-palestinesi, anche se i sionisti sostengono che Israele sia un presunto "paradiso" per i diritti delle donne. Ha evidenziato le recenti dichiarazioni di Mordechai Kedar, studioso israeliano di letteratura araba e docente presso l'università religiosa Bar-Ilan, che ha detto che "l'unico modo" per scoraggiare i "terroristi" palestinesi fosse minacciare di stupro le loro madri e sorelle. Ha fatto questa dichiarazione come parte di un più ampio paragone tra Israele e le "società arabe", suggerendo che la violenza sessuale fosse l'unica lingua che gli arabi comprendono e suggerendo che i soldati ebrei dovessero usarla. "Poiché credono che i diritti delle donne siano protetti e valorizzati in Israele, questo dà loro il permesso di utilizzare questo tipo di linguaggio sessista di violenza contro le donne", ha detto Buttu. "Nella convinzione che, poiché loro sono così liberali e splendidi, questa è una parte considerevole del loro discorso e le donne devono solo imparare ad accettarlo." "E' un veleno completamente diverso dal precedente ... L'hasbara israeliano è stato sistematicamente incentrato a disumanizzare i palestinesi nel corso degli ultimi 6 anni", ha detto. "L'odio che riceviamo è un puro riflesso di quello che sta succedendo in Israele."
L'oggettivazione dei corpi palestinesi come metafora della brutalità
Simona Sharoni, presidente del Dipartimento di Studi di Genere e delle donne della SUNY Plattsburgh, e specialista di Genere e Militarizzazione Israele/Palestina, ha detto a Ma'an via e-mail che, in confronto a prima, le immagini di violenza di genere diffuse durante l'assalto in corso sono "più estreme, più crude, ed al limite della pornografia." "Nel contesto dell'assalto israeliano su Gaza, le donne palestinesi vengono occupate e violate sia come palestinesi, sia in quanto donne. E' chiaro che l'oggettivazione del corpo delle donne palestinesi è una metafora della brutalità di questa operazione, della vulnerabilità delle sue vittime e della mancanza di responsabilità per gli autori", scrive. Anche se non costituisce una novità, "questo terribile attacco ha legittimato l'uso di minacce razziste, omofobe e sessiste contro chiunque si opponga", ha aggiunto, sottolineando che in tempi di guerra questi attacchi guadagnano sempre più ampia legittimità, anche contro gli israeliani ebrei che esprimono opposizione all'assalto. Ha inoltre sottolineato che la violenza di genere è già "radicata nella cultura altamente militarizzata di Israele", aggiungendo che la chiamata dei soldati ad impegnarsi nella violenza in nome della "sicurezza nazionale", così come i morti israeliani per questa causa, ha reso il fenomeno più visibile.
Sharoni ha sottolineato che, dal momento che i soldati israeliani hanno cominciato a morire durante l'assalto, sono proliferati un certo numero di gruppi Facebook, caratterizzati da donne ebree israeliane che si espongono sui social media per "sostenere le truppe". Le donne condividono fotografie di parti del loro corpo con messaggi a sostegno dei militari israeliani in gruppi come "Standing with IDF", e, ha detto a Ma'an, questo è un fenomeno nuovo.


"Il fatto che i soldati israeliani si sentano autorizzati all'accesso al corpo delle donne, soprattutto in tempi di guerra, non è un fenomeno nuovo. Ciò che è nuovo è il fatto che questo diritto venga accolto pubblicamente dalle donne."
Questa accettazione pubblica del discorso della violenza sessuata sembra essere correlato al più ampio sostegno pubblico dato all'attacco a Gaza, così come alla crescente diffusione dell'immagine di Israele come un "avamposto della civiltà occidentale" e nei diritti delle donne, che permette un'accettazione cosciente del liberalismo, unita al simultaneo scatenarsi  di un'intensa violenza contro l'"altro" palestinese.
Sebbene queste tendenze siano state parte integrante dell'ideologia sionista anche da prima del 1948, il pensiero intellettuale post 11 settembre che ha rinforzato l'idea di una guerra tra Occidente e Islam ha notevolmente cambiato il quadro, e molti affermano che ha scatenato un nuovo tipo di odio che sostiene una visione del mondo più sfacciatamente razzista e sessista, sostenendo contemporaneamente di difendere il liberalismo.
"Bibi, finisci dentro"
Youssef Munayyer, direttore esecutivo del Centro palestinese di Washington DC, in un'intervista telefonica ha detto a Ma'an che negli ultimi 10 anni di lavoro sulle questioni del Medio Oriente, la tendenza alla violenza sessuale è diventata molto più esplicita. 
Munayyer ha notato un'immagine che era stata ampiamente diffusa sui social media israeliani nel corso dell'ultimo mese, che mostra una donna in niqab sdraiata su un letto con la parola "Gaza" scritta su di lei e la didascalia: "Bibi, questa volta finisci dentro!", firmato come "cittadini in favore dell'attacco via terra".

"C'è stato un cambiamento più esplicito che non solo paragona la situazione attuale allo stupro, ma accetta anche quelle dinamiche di potere e le applaude", ha aggiunto. "Questo è un livello di crudeltà che non abbiamo mai visto prima". "Le radici sono profonde", ha detto, "ma ora è in superficie, ed è evidente in un modo in cui non lo è mai stato prima. E' davvero inquietante". "Mentre sostengono di essere i difensori dei diritti delle donne, il tipo di linguaggio utilizzato nei confronti delle donne palestinesi e dei palestinesi più in generale dimostra di avere ben poco riguardo per le donne in assoluto". 
Munayyer lega la diffusione una retorica sempre più sessualmente violenta alle più ampie tendenze razziste nella società israeliana, mettendo in luce il crescente "nativismo" che ha preso di mira e disumanizzato non solo i palestinesi ma anche i migranti africani. Sostiene che la prova di questo cambiamento era visibile anche nelle campagne fatte tra la società israeliana per "proteggere le donne ebree dagli uomini arabi", come fa ad esempio il famigerato gruppo anti-matrimonio misto Lehava che pattuglia gli spazi pubblici per evitare mescolanze razziali. 


Adesivo del gruppo Lehava a Gerusalemme che avverte gli arabi di non "pensare di toccare" le donne ebree

"Non si tratta solo di proteggere le donne ebree, si tratta di proteggere la tribù e la battaglia costante per la demografia che è alla base dello stato di Israele e la preoccupazione per quanti bambini palestinesi ed ebrei stanno nascendo." "Quando si parla di alcuni esseri umani come di una minaccia esistenziale, questo legittima tutto ciò che si potrebbe fare contro di loro - il razzismo, la violenza sessuale, e così via.


La guerra di Israele contro le donne di Gaza e i loro corpi
Pubblichiamo la traduzione di un articolo scritto il 23 luglio da David Sheen su http://muftah.org, che rende bene l'idea e fa chiarezza su come la guerra di Israele contro la Palestina - e in particolar modo su Gaza - si faccia largo su più fronti, compreso quello del corpo delle donne. Un'attitudine spregevole che altro non fa che rivelare aspetti squallidi e cruenti dell'ennesima operazione di guerra intrapresa da parte di Israele.



Al cominciare della terza settimana dell'ultimo assalto di Israele a Gaza, la forza distruttiva scatenata sulla Striscia ha preso un tributo enorme, con oltre 650 palestinesi morti, più di 4.200 feriti - per lo più civili - e centinaia di migliaia di senzatetto. Come vede da Gaza, il livello di incitamento razzista anti-palestinese da parte dei maggiori esponenti politici, religiosi e culturali israeliani raggiunge ogni giorno nuovi picchi, ed ha assunto anche un tono misogino.


PROMUOVERE LO STUPRO DI GAZA E DELLE DONNE GAZAWI
Il 21 luglio i media israeliani hanno riferito che Dov Lior, rabbino capo dell'insediamento Kiryat Arba in Cisgiordania, ha emesso un editto religioso sulle regole di ingaggio in tempo di guerra, che ha poi inviato al ministro della Difesa del Paese. L'editto dichiara che secondo la legge religiosa ebraica, è lecito bombardare innocenti civili palestinesi e "sterminare il nemico." Mentre Lior è tenuto in grande considerazione, è anche associato con il sionismo religioso di "ala conservatrice." Al contrario, David Stav, rabbino capo della città di Shoham è considerato un leader di una corrente "liberale" del sionismo. In un editoriale pubblicato lo stesso giorno dell'editto precedente, Stav definiva l'assalto a Gaza come una guerra santa, comandata dalla Torah stessa e che quindi deve essere spietata.
Mentre queste importanti figure religiose urlano in favore di una guerra di sterminio, alcuni israeliani laici hanno suggerito di effettuare attacchi di natura più perversa.
Il giorno dopo queste dichiarazioni di Lior e Stav, è emersa la notizia che il Comune di Or Yehuda, situato nella regione costiera di Israele, ha stampato e affisso uno striscione di sostegno ai soldati israeliani. La scelta dei termini dello slogan suggerisce lo stupro delle donne palestinesi. Il testo dello striscione recita: "Soldati israeliani, gli abitanti di Or Yehuda sono con voi! Sbattete la loro madre e tornate a casa sicuri dalle vostre madri." Questa traduzione inglese (italiano, Trad.) del ebraico "Gansu" come "Sbattere" (in inglese "pound", sinonimo di "bang") significa letteralmente battere, ma ha anche un significato colloquiale che connota la penetrazione sessuale. Nell'originale ebraico, il doppio senso è invertito: "Gansu B" ha il significato colloquiale di attaccare fisicamente qualcuno, ma letteralmente significa entrare, sessualmente o in altro modo - questa connotazione sessuale si trova in ebraico nelle espressioni linguistiche dei blog sessuali. La frase "la madre", "ima shelahem" in ebraico, ha anche il significato colloquiale di "con grande intensità." Questa espressione si è diffusa proprio perché, per molte persone, ammettere che la loro madre sia stata aggredita è più doloroso che ricevere un colpo diretto alla propria persona. Nel contesto dello striscione della città, il linguaggio della violenza sessuale è preso in prestito per articolare la sottomissione spietata della popolazione palestinese di Gaza.
Chiaramente l'intento del Consiglio della città di Or Yehuda è stato quello di mostrare il sostegno per l'esercito israeliano con quello che ritenevano essere un intelligente gioco di parole. Scegliendo l'espressione volgare "Gansu ba-ima shelahem" - che significa "batterli con grande intensità" e anche "entrare nel loro madre"- suggeriva sia un'incoraggiamento alla violenza verso i palestinesi ed anche un riferimento alla cultura dello stupro, che è molto diffusa in Israele.
L'affissione dello striscione in Or Yehuda è venuto pochi giorni dopo la comparsa di un'immagine composita che suggerisce violenza sessuale nei confronti di Gaza, che è stata ampiamente condivisa da civili israeliani sulla popolare app WhatsApp.
Nell'immagine, una donna con l'etichetta "Gaza", che indossa un vestito islamico conservatore dalla vita in su e quasi nulla dalla vita in giù, ritratta in posa ammiccante e con uno sguardo allusivo verso l'osservatore. Il testo ebraico che accompagna l'immagine recita: "Bibi, finisci dentro questa volta! Firmato, i cittadini in favore dell'assalto da terra." Di nuovo, un doppio senso è stato utilizzato per promuovere la guerra, con riferimento stupro. In ebraico, il significato colloquiale di "finire" è eiaculare. Se nel manifesto di Or Yehuda lo stupro è solamente accennato, e l'immagine WhatsApp gioca allusivamente con esso, un eminente accademico israeliano ha clamorosamente lanciato l'idea di usare violenza sessuale contro le palestinese proprio all'inizio di queste ostilità.
Il 1° luglio, subito dopo il ritrovamento dei corpi dei tre ragazzi israeliani dispersi in Cisgiordania, il docente dell'Università di Bar Ilan, Mordechai Kedar, ha parlato alla radio israeliana in merito alla possibilità di violentare le donne palestinesi al fine di scoraggiare il "terrorismo", dicendo che solo la consapevolezza che Israele potrebbe inviare agenti di violentare la madre o la sorella di un militante palestinese, come punizione per i suoi crimini, lo potrebbe dissuadere dal compiere tali azioni.
Nessuno di questi ultimi riferimenti allo stupro dovrebbe sorprendere dopo che l'esercito israeliano ha promosso Eyal Qarim al secondo cappellano più potente nei suoi ranghi, anni dopo la sua decisione di stabilire che lo stupro sulle palestinesi era ammissibile in tempo di guerra. Solo dopo che il famoso blogger israeliano Yossi Gurvitz aveva esposto pubblicamente la ripugnante sentenza del marzo 2012, il rabbino è stato costretto a tornare indietro sul suo vile verdetto.

"SLUT-SHAMING" (LA COLPEVOLIZZAZIONE DELLA VITTIMA, N.D.T): DONNE EBREE ISRAELIANE IN SUPPORTO DELLA PALESTINA
Nell'ultimo mese, le donne palestinesi non sono state le uniche ad essere minacciate di violenza sessuale da figure pubbliche di Israele. Lo stesso giorno in cui Kedar ha rilasciato l'odiosa intervista, Noam Perel, Rabbino leader mondiale del Bnei Akiva (il più grande gruppo di giovani ebrei religiosi nel mondo), si rese autore di un post di Facebook in cui chiedeva l'assassinio di massa dei palestinesi e la raccolta dei loro prepuzi come trofei. Perel subito la censura del sito per i suoi commenti orribili.
Come nella maggior parte delle società scioviniste, sono le donne che portano il peso della violenza sessuale maschile, e le donne ebree israeliane non sono state risparmiate. Quelle donne che professano pubblicamente supporto per i palestinesi, richiedenti asilo africani, o di qualsiasi altro gruppo non-ebrei in Israele sono spesso vittima di "slut-Shaming" e costantemente bersaglio degli ultra-nazionalisti con minacce di varie forme di violenza sessuale, tra cui lo stupro di gruppo.
La violenza sessuale contro le donne ebree-israeliane è perpetrata non solo da scheggie impazzite della destra. Oggi (il 23 luglio, N.d.T) è l'ultimo giorno in cui Shimon Peres sarà presidente di Israele. Il suo immediato predecessore Moshe Katsav, che si trova attualmente in carcere, sta scontando una condanna per stupro e altri reati sessuali. Domani a Gerusalemme, Peres sarà sostituito da Reuven Rivlin. Rivlin si è guadagnato il titolo in gran parte perché i suoi due principali rivali, Silvan Shalom e Meir Shitrit, erano entrambi credibilmente accusati di aver commesso gravi crimini sessuali durante la campagna elettorale presidenziale. Allo stesso modo, l'attuale capo della polizia di Gerusalemme è stato scelto per sostituire Nisso Shaham, dopo che egli è stato incriminato con l'accusa di aver commesso una serie di crimini sessuali.

Al crescere a livelli terrificanti dell'incitamento anti-palestinese nella società israeliana, esso si è mescolato con la misoginia per creare un cocktail di odio di sconosciuta potenza. Forse, come sostengono molti sionisti, tutto questo discorso sono solo spacconate e gli ebrei israeliani sono per lo più incapaci di commettere lo stupro come un atto di guerra. Vale la pena di ricordare, però, che queste stesse persone hanno fatto affermazioni identiche su torture e omicidi fino a un mese fa, quando un gruppo di ebrei ha rapito l'adolescente palestinese Mohammed Abu Khdair, lo ha costretto a bere del carburante, e gli diede fuoco bruciandolo vivo.