Come donne in nero di Padova desideriamo condividere informazioni e riflessioni intorno alla guerra.

Crediamo che la guerra mostri oggi la sua totale crudeltà e inutilità.

19 settembre 2016

LETTERA DELLE DONNE IN NERO A CHI ORGANIZZA E A CHI PARTECIPERA' ALLA PERUGIA-ASSISI 2016

Noi Donne in Nero siamo consapevoli della drammatica situazione internazionale attuale e quindi della necessità e dell'urgenza di:
opporsi a tutte le guerre, le violenze e le violazioni dei diritti umani;
adoperarsi per soccorrere, accogliere, assistere ogni persona che cerca salvezza e speranza di vita nei nostri territori;
agire per il disarmo e la smilitarizzazione.



Siamo anche convinte che l’organizzazione non sia tutto e che la marcia prenda la forma e il colore di chi la fa concretamente. Per questo desideriamo esprimere e far vivere - prima durante e dopo la marcia - le nostre riflessioni e le nostre proposte.

Nel ribadire la contrarietà assoluta alla GUERRA, che nasce dal desiderio/sogno/speranza di un mondo a misura di donna, ci sembra necessario evidenziare come le guerre in corso siano spesso innescate dalle nostre politiche affaristiche e pretese egemoniche.

Perciò è necessario prima di tutto denunciare, smascherare, boicottare le connivenze in affari, in geopolitica, in accordi militari e forniture di armi a governi violatori di diritti umani come quelli di Israele, Arabia Saudita, Turchia, Egitto...

E' necessario riconvertire l'esercito a funzioni di utilità sociale come la prevenzione e la difesa dell'ambiente, smettendo di impegnarlo in false, costose e inutili “missioni di pace” che generano morte, distruzione e terrorismo (pensiamo all’Iraq, all’Afghanistan, alla Libia), sostenendo invece lo sviluppo dei Corpi civili di pace.

E' necessario mettere in discussione con più forza l'ideologia patriarcale che sta all'origine di tutto questo, sostanziata fin dall'antichità dal rifiuto del diverso e quindi dalla costruzione di gerarchie per creare differenze tra generi, etnie, popoli, culture, classi sociali.

Per quanto riguarda le/i MIGRANTI, ribadiamo con forza “né muri né recinti” e pensiamo si debba risalire all’origine del “problema”: dire che ogni persona sulla Terra - non solo gli Europei o gli Statunitensi - ha diritto di spostarsi, tanto più se le nostre guerre hanno distrutto le loro case e le loro risorse; dire che le nostre politiche di rapina hanno portato caos e miseria nei loro paesi, rendendosi complici tra l'altro di regimi dittatoriali (Turchia, Egitto, Somalia, Eritrea, Sudan, Libia…) con cui si stipulano vergognosi accordi distribuendo denaro affinché impediscano il flusso di esseri umani verso le nostre coste. Denaro che sarebbe meglio spendere per progettare e organizzare un’accoglienza rispettosa dei diritti umani e delle sofferenze di chi ha intrapreso viaggi lunghi e dolorosi rischiando la vita: tenere invece migliaia di persone inattive in centri di cosiddetta accoglienza, in attesa di sapere se possono restare o spostarsi è un trattamento degradante e spesso è all’origine di tante intolleranze e pregiudizi che circolano (“non fanno niente”, “ci costano”, “li teniamo in albergo” ecc).

Pensiamo che la MARCIA PERUGIA-ASSISI non debba essere un rituale per metterci la coscienza a posto, ma il punto di partenza per l’impegno a far sentire le nostre voci a chi ci governa ed esigere una politica estera trasparente, fatta di meno retorica e più azioni concrete, ne elenchiamo alcune per cominciare:

-       non fare accordi né vendere armamenti a paesi che calpestano i diritti umani e fomentano conflitti armati;
-       bloccare la cosiddetta “missione sanitaria Ippocrate” in Libia, che è chiaramente l’ennesimo intervento militare;
-       diminuire drasticamente le spese militari;
-       non inviare l’ambasciatore in Egitto finché non si farà luce sull’assassinio di Giulio Regeni;
-       attivarsi per la sospensione del regolamento di Dublino;
-       non rimpatriare i profughi nei paesi di provenienza;
-       non irrigidire le condizioni per la concessione dello status di rifugiate/i, ma abbreviare i tempi delle procedure;
-       favorire l’apertura di corridoi umanitari come quelli realizzati dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla Chiesa Valdese, anche per stroncare il traffico di esseri umani.

Siamo anche consapevoli che il nostro denunciare ed esigere giustizia è insufficiente se non si accompagna all’assunzione di responsabilità di chi, come noi, si ritiene pacifista.


                                                                 
Assumersi responsabilità significa che, accanto alle marce e alle manifestazioni, sono necessari impegno attivo e azioni quotidiane per attuare una politica di convivenza e comunicazione tra mondi diversi, per decostruire stereotipi, modelli indotti e falsa informazione, per opporsi a una politica istituzionale quasi sempre giocata sui rapporti di forza.

Rete italiana delle Donne in Nero

19 settembre 2016
donneinnero@gmail.com


http://donneinnero.blogspot.it

15 luglio 2016

OGNUNA E OGNUNO DI NOI E' RESPONSABILE


Da: Diario 1941-1943 di ETTY HILLESUM

….Una pace futura potrà essere veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso – se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo. E’ l’unica soluzione possibile…. (p.127)

…. Non vedo altre alternative, ognuno di noi deve raccogliersi e distruggere in se stesso ciò per cui ritiene di dover distruggere gli altri. E convinciamoci che ogni atomo di odio che aggiungiamo al mondo lo rende ancor più inospitale…. (p.212)

….Si vorrebbe essere un balsamo per molte ferite… (p.219)


08 luglio 2016

Guardare, vedere, non dimenticare


Immagini di vite straziate, ferite, spezzate, a volte salvate, spesso rifiutate e respinte.

Esseri umani ognuno con la sua storia, la sua sofferenza, i suoi sogni, le sue speranze.

Perché non diventi normale, perché non diventiamo indifferenti.

Restiamo umani

31 maggio 2016

ATTRAVERSARE I CONFINI: per un’Europa senza fili spinati, muri, lager

20 giugno 2016
"Giornata mondiale della Rifugiata e del Rifugiato"
Indetta dall'Assemblea delle Nazioni Unite nel 2001, a 50 anni dalla stipulazione della convenzione sui profughi


Non in nome nostro
  •  le guerre sostenute o combattute dall’Europa che generano morte, distruzione e costringono alla fuga centinaia di migliaia di persone;
  • le chiusure delle frontiere, il trattamento inumano delle persone che cercano salvezza e futuro nei nostri paesi;
  • le politiche, gli accordi e le decisioni vergognose, nazionali o europee che siano: accordo con la Turchia ed ora anche con Libia e altri paesi africani, rimpatri forzati, cernite tra profughi, uso della repressione, affarismo "umanitario", mafie tollerate, in palese violazione della Dichiarazione Universale dei diritti umani;
  • l'IGNORANZA e l'INDIFFERENZA rispetto alle disparità delle condizioni e dei vissuti di donne e uomini in queste situazioni, benché proprio sulle donne si regga la cura e il sostegno delle persone più fragili;
  • la distinzione tra rifugiati, profughi da guerre e migranti "economici", una forzatura insensata in quanto guerre, persecuzioni, crisi economica globale e disastri ambientali sono cause ormai collegate e tolgono la possibilità di sopravvivenza a intere popolazioni

Vogliamo anche denunciare la responsabilità di media e politici nel diffondere disinformazione, allarmismi ingiustificati su un'invasione che non c'è e sull'aumentato rischio di terrorismo. Si tratta infatti di flussi gestibili, ma amplificati e strumentalizzati dai vari “spacciatori” di paura, a fronte dell'incapacità della classe dirigente di trovare risposte adeguate.

Il dato che invece viene ignorato è l'aumento delle donne nel flusso migratorio in particolare dalla Siria. Spesso le donne rifugiate provengono da storie di violenza e abusi e durante il percorso sono costrette ad affrontare altre violenze, molestie, ricatti, sfruttamento economico da parte di altri rifugiati, trafficanti, polizia, senza possibilità di ricorrere alla giustizia e avere protezione. 


Ricordiamo a questo proposito la "Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sessuale in situazioni di conflitto"; istituita dalle Nazioni Unite, si celebra il 19 giugno, data che coincide con l’anniversario dell’adozione, nel 2008, della risoluzione 1820 del Consiglio di Sicurezza che condanna l'uso della violenza sessuale come arma di guerra e minaccia alla pace e alla sicurezza globale e dichiara: “lo stupro e altre forme di violenza sessuale possono costituire crimini di guerra, crimini contro l'umanità o atti costitutivi verso il genocidio”.



lunedì 20 giugno alle 18.30
saremo in piazza Cavour

per dire no
ad un’Europa del filo spinato, dei muri e dei lager, un’Europa arroccata nella paura dell’Altro e del Diverso e nella difesa dei propri interessi,
per dire
a un’Europa dell’accoglienza e dell’ospitalità dove i confini si attraversano per favorire l’incontro tra persone che si riconoscono diverse ma uguali.


Donne in Nero


CON L’ADESIONE DI:

Amnesty International, Associazione per la Pace, Associazione La Vespa-Battaglia T., Comunità palestinese del Veneto, Istituto di cultura Italo Palestinese Al Quds, L’ottod’ognimese, Manifesto per Padova senza razzismo e discriminazione religiosa, Rete Radié Resch