Come donne in nero di Padova desideriamo condividere informazioni e riflessioni intorno alla guerra.

Crediamo che la guerra mostri oggi la sua totale crudeltà e inutilità.

13 maggio 2015

DI RITORNO DAL TRIBUNALE DELLE DONNE A SARAJEVO


Sarajevo 7 maggio: in attesa di partire in corteo per le vie del centro


Il corteo inizia, lo striscione dice: Tribunale delle Donne: un approccio femminista alla giustizia.
Al centro, piccola con il suo fazzoletto in testa, Nora delle Madres de Plaza de Mayo, in mezzo ad alcune testimoni.


Gli striscioni, da destra a sinistra, dicono: Responsabilità - Solidarietà - Memoria


Una donna bosniaca dichiara aperto il tribunale delle donne


Al tavolo da sinistra: Lily Traubman delle Women in Black di Israele, Nayla Ayesh, palestinese di Gaza, Milos Urosevic, Donne in Nero di Belgrado, Nora Cortinas delle Madres de Plaza de Mayo, Stasa Zajovic, Donne in Nero di Belgrado


Nora consegna il fazzoletto delle madri argentine a Nura, delle Madri di Srebrenica


Sul palco, una alla volta salgono le testimoni che in questi giorni hanno raccontato le loro storie, le loro sofferenze, la loro lotta per la verità e la giustizia; ad ognuna vine consegnato un foglio con una frase da lei scritta, questi fogli erano appesi nell'atrio. Si canta una sevdalinka (canto d'amore e nostalgia bosniaco) 

24 aprile 2015

TRIBUNALE DELLE DONNE : NON C'E' PACE SENZA GIUSTIZIA

A 70 anni dalla Liberazione continuiamo ad essere convinte che non c’è pace solo perché alla fine di una guerra tacciono le armi: la pace deve essere costruita, giorno per giorno. Le guerre della ex-Jugoslavia, che sono state combattute così vicino a noi, ce lo ricordano drammaticamente. La verità di quanto è avvenuto spesso è stata occultata, non lasciando memoria di molti crimini che sono stati commessi in particolare contro le donne.



Le nostre amiche dei Balcani ci ricordano che “…c’è una continuità di ingiustizia e violenza che rende difficile distinguere tra le violenze subite durante le guerre e quelle del dopoguerra. Si tratta della continuazione della guerra con altri mezzi, perché viviamo in una pace falsa e fragile piena di ingiustizie, umiliazioni e di ogni tipo di discriminazione….”.

Questo progetto “vuole essere uno spazio per testimoniare e per le voci delle donne, per l'autonomia delle donne, attraverso la loro partecipazione attiva alla costruzione della giustizia e della pace, al fine di creare nuovi paradigmi di giustizia".


L'evento finale con testimonianze pubbliche si terrà a Sarajevo/Bosnia Erzegovina dal 7 al 10 maggio 2015”.[1]

Durante questi quattro anni (2011-2015), le associazioni coinvolte sono state impegnate in intense attività per preparare il Tribunale delle Donne e creare un modello femminista di pace, giustizia e responsabilità. Queste attività comprendevano la creazione di una rete di donne solidali: testimoni, attiviste, terapiste, esperte e artiste provenienti da tutti gli stati della ex-Jugoslavia. 
Il Tribunale delle Donne intende creare nuove politiche di conoscenza di quanto è avvenuto, riconsiderare le relazioni tra teoria e pratica/esperienza, costruire solidarietà e fiducia reciproca, storia alternativa delle donne e memoria storica collettiva. Le donne possono così trasformare il dolore che hanno vissuto in un'altra forma di resistenza.

Le donne in questo modo diventano soggetti di una ricostruzione della memoria che restituisca loro la  dignità, non confinandole nel ruolo di vittime mute. 


Donne in nero – Casa delle Donne di Torino

20 aprile 2015

NESSUN ESSERE UMANO E' ILLEGALE - OGNI ESSERE UMANO HA DIRITTO DI VIVERE

Fleba il Fenicio, morto da quindici giorni
dimenticò il grido dei gabbiani, e il flutto profondo del mare.
E il guadagno e la perdita. Una corrente sottomarina
gli spolpò le ossa in sussurri.
Mentre affiorava e affondava
traversò gli stadi della maturità e della gioventù
entrando nei gorghi.
 (T. S. Eliot, La morte per acqua)

Sono forse 900 le persone che hanno perduto la vita nell’ultimo naufragio nel Mediterraneo.
Ognuno di loro, donne, uomini, bambine e bambini, ha avuto una donna che gli aveva dato la vita. Adesso ha una striscia d’acqua a scarnificarne il corpo e a trasportarne le ossa.
Dei loro nomi non sappiamo, delle loro storie nemmeno; conosciamo il mare che li porta con sé attorno ai luoghi da noi abitati.

Noi vogliamo la vita. E di fronte alla morte il coraggio di dirla, di ricordarla e di narrarla. Il coraggio del dolore e del lutto, per evitare altre morti e altre tombe marine.
Noi vogliamo la vita, la vita con “le altre e gli altri” in un mondo in cui tante storie si intrecciano e culture, lingue, religioni, rapporti economici e costumi si mescolano, tra difficoltà e tensioni, ma aprendo spazi continui di reciproco arricchimento.



C'è un modo semplice per salvare le vite dei migranti che ogni giorno muoiono attraversando il Mediterraneo su imbarcazioni di fortuna: consentire a tutti gli esseri umani di muoversi liberamente sull'unico pianeta casa comune dell'umanità, e quindi permettere a tutti gli esseri umani di giungere in Europa in modo legale e sicuro.
Se l'Unione Europea permettesse a tutti di giungervi in modo legale e sicuro nessuno si affiderebbe alle mafie dei trafficanti, nessuno viaggerebbe sui barconi della morte, nessuno rischierebbe di morire tra le onde.
Questa è la decisione che occorre per salvare le vite: consentire ad ogni persona, e soprattutto a chi è in fuga da orribili violenze e pericoli estremi, di muoversi liberamente e di giungere nel nostro continente in modo legale e sicuro.

A tutte donne chiediamo di manifestare con noi martedì 21 aprile alle 12 davanti alla Prefettura contro lo scandalo dei cimiteri marini, per l’accoglienza e la convivenza.

DONNE IN NERO di PADOVA


07 aprile 2015

IL DILEMMA DELLA PACE. FEMMINISTE E PACIFISTE SULLA SCENA INTERNAZIONALE. 1914-1939

“Pensate a quegli uomini impregnati del sangue dei loro fratelli, pensate alle donne profughe private di riparo che portano nel loro grembo violato i figli della generazione futura, pensate a quelle madri che cercano di soffocare i lamenti dei loro bambini tra le loro braccia, che si nascondono nei boschi, nelle fosse di qualche villaggio desolato, pensate a quei treni che riportano a casa i morti… Se gli uomini possono tollerare tutto questo, le donne non possono”.
(                                                                                                    Emmeline Pethick, 1915

Provenienti da varie parti del mondo, donne straordinarie si incontravano prima, durante e dopo la I Guerra Mondiale e si interrogavano sul nesso tra ampliamento della democrazia (suffragio universale) e la costruzione di una pace durevole dando vita a importanti iniziative politiche.




Ne parleremo con
 R
ELDA GUERRA
studiosa di storia contemporanea


di cui presentiamo il libro

Il dilemma della pace.
Femministe e pacifiste sulla scena internazionale. 1914-1939


venerdì 17 aprile alle 17.30
sala Nassiriya, piazza Capitaniato – Padova


Donne in Nero            Centro Pandora
            


     http://controlaguerra.blogspot.it

11 marzo 2015

NOI NON STIAMO CON LA GUERRA

 In quale crisi – nei Balcani, in Iraq, in Afghanistan, In Siria o in Libia… - l’uso della forza e della guerra “umanitaria” con la presenza interventista anche dei nostri soldati ha aiutato a risolvere i conflitti e non ha invece incancrenito la situazione, anche con la corresponsabilità in stragi con tante, troppe vittime civili e fughe di milioni di disperati?
  
La guerra crea solo altra guerra.

Anche contro “il terrorismo”, siamo convinte che non servono più armi e più barriere ma occorre più apertura, più amicizia, più giustizia
La pace, la difesa dei diritti non può essere lasciata nelle mani dei militari: essa va perseguita evitando e contrastando le ingiustizie interne ai paesi e tra vari paesi e favorendo conoscenza e relazioni fra tutti.
Allontanare la guerra non solo al proprio interno, ma anche fuori dai propri confini, favorire il disarmo e la composizione negoziale dei conflitti, questo dovrebbe essere il compito di ogni governo.
Non vogliamo più finanziare cacciabombardieri, sommergibili, portaerei e missioni di guerra, che lasciano il Paese indifeso dalle vere minacce che lo colpiscono e lo rendono invece minaccioso agli occhi del mondo.



Chiediamo che il nostro paese - nel rispetto dell’articolo 11 della Costituzione Italiana, “l’Italia ripudia la guerra” - si liberi finalmente del fardello di un sistema militare costosissimo e aggressivo, smetta di produrre e vendere armi e si doti di strumenti e metodi di difesa non armata e nonviolenta.


Svegliamoci: la pace è nelle nostre mani!

Campagna per il Disarmo e la Difesa Civile

FIRMA ANCHE TU!

Sabato 14 marzo saremo in piazza delle Erbe (vicino alla fontana) dalle 10.30 alle 13
per raccogliere le firme:

TI ASPETTIAMO!


Donne in Nero di Padova

http://controlaguerra.blogspot.it

donneinnero.padova@gmail.com

08 marzo 2015

NON DIRMI "BUON 8 MARZO": ALZATI E LOTTA CON ME!


CON LE DONNE CHE LOTTANO CONTRO LA GUERRA E LA VIOLENZA,
COME LE DONNE DELLA COALIZIONE PER LA PACE CHE A QALANDIA, CHECK-POINT PER ENTRARE A RAMALLAH DA GERUSALEMME, PROTESTANO OGGI CONTRO L'OCCUPAZIONE ISRAELIANA.


09 febbraio 2015

LA PACE E' NELLE NOSTRE MANI

Vivere giorno per giorno la nostra Costituzione

ha dichiarato il neo-presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Siamo d’accordo con lui, ma garantire la Costituzione significa, tra l’altro, “ripudiare la guerra e promuovere la pace”.
E come può essere applicato l’articolo 11, “l’Italia ripudia la guerra” dal momento in cui si definiscono le Forze armate “sempre più strumento di pace” e vengono promosse al rango di “elemento essenziale della politica estera”, ruolo che, invece, dovrebbe essere proprio della diplomazia, di fatto inesistente?

Tutto, nel discorso del Presidente Mattarella vieni iscritto comunque nella necessità di difenderci dal “terrorismo internazionale” e dai “predicatori di odio” che insidiano la nostra sicurezza e i nostri valori. Senza interrogarsi mai se l’uso della forza militare, vale a dire della guerra, abbia fin qui aiutato a fermare il terrorismo e non piuttosto a seminare maggiore odio.
Non è forse l’uso della guerra a pregiudicare gli sforzi di pace degli organismi internazionali?

In quale crisi – nei Balcani, in Iraq, in Afghanistan o in Libia… - l’uso della forza e della guerra “umanitaria” con la presenza interventista dei nostri soldati ha aiutato a risolvere i conflitti e non ha invece incancrenito la situazione, anche con la co-responsabilità in stragi con tante, troppe vittime civili e fughe di milioni di disperati?

L’Europa – ha detto il Presidente – sta vivendo dopo la fine della Guerra Fredda una nuova stagione di diritti. E allora, che ci stanno a fare 100 piloti italiani di cacciabombardieri nei Paesi Baltici al seguito della strategia di allargamento a est della NATO, pericolosamente al confine della Russia? Davvero questo aiuterà la conclusione della crisi ucraina o al contrario la approfondirà?

La pace, la difesa dei diritti non può essere lasciata nelle mani di una organizzazione militare come la NATO. Essa viene perseguita evitando e contrastando le ingiustizie interne ai paesi e tra vari paesi e favorendo conoscenza e relazioni fra tutti. Questo è compito dei governi e di tutti noi.


Bisogna amare la pace per prevenire e comporre i conflitti.
Bisogna perseguirla con costanza e attenzione, senza mistificazioni e ipocrisia.

Per ribadire che
LA PACE è NELLE NOSTRE MANI
saremo in piazzetta Garzeria a Padova
mercoledì 11 febbraio alle 17



Donne in Nero di Padova

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donneinnero.padova@gmail.com