Come donne in nero di Padova desideriamo condividere informazioni e riflessioni intorno alla guerra.

Crediamo che la guerra mostri oggi la sua totale crudeltà e inutilità.

09 febbraio 2015

LA PACE E' NELLE NOSTRE MANI

Vivere giorno per giorno la nostra Costituzione

ha dichiarato il neo-presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Siamo d’accordo con lui, ma garantire la Costituzione significa, tra l’altro, “ripudiare la guerra e promuovere la pace”.
E come può essere applicato l’articolo 11, “l’Italia ripudia la guerra” dal momento in cui si definiscono le Forze armate “sempre più strumento di pace” e vengono promosse al rango di “elemento essenziale della politica estera”, ruolo che, invece, dovrebbe essere proprio della diplomazia, di fatto inesistente?

Tutto, nel discorso del Presidente Mattarella vieni iscritto comunque nella necessità di difenderci dal “terrorismo internazionale” e dai “predicatori di odio” che insidiano la nostra sicurezza e i nostri valori. Senza interrogarsi mai se l’uso della forza militare, vale a dire della guerra, abbia fin qui aiutato a fermare il terrorismo e non piuttosto a seminare maggiore odio.
Non è forse l’uso della guerra a pregiudicare gli sforzi di pace degli organismi internazionali?

In quale crisi – nei Balcani, in Iraq, in Afghanistan o in Libia… - l’uso della forza e della guerra “umanitaria” con la presenza interventista dei nostri soldati ha aiutato a risolvere i conflitti e non ha invece incancrenito la situazione, anche con la co-responsabilità in stragi con tante, troppe vittime civili e fughe di milioni di disperati?

L’Europa – ha detto il Presidente – sta vivendo dopo la fine della Guerra Fredda una nuova stagione di diritti. E allora, che ci stanno a fare 100 piloti italiani di cacciabombardieri nei Paesi Baltici al seguito della strategia di allargamento a est della NATO, pericolosamente al confine della Russia? Davvero questo aiuterà la conclusione della crisi ucraina o al contrario la approfondirà?

La pace, la difesa dei diritti non può essere lasciata nelle mani di una organizzazione militare come la NATO. Essa viene perseguita evitando e contrastando le ingiustizie interne ai paesi e tra vari paesi e favorendo conoscenza e relazioni fra tutti. Questo è compito dei governi e di tutti noi.


Bisogna amare la pace per prevenire e comporre i conflitti.
Bisogna perseguirla con costanza e attenzione, senza mistificazioni e ipocrisia.

Per ribadire che
LA PACE è NELLE NOSTRE MANI
saremo in piazzetta Garzeria a Padova
mercoledì 11 febbraio alle 17



Donne in Nero di Padova

http://controlaguerra.blogspot.it

donneinnero.padova@gmail.com

26 gennaio 2015

LA MEMORIA DELLE MEMORIE

Scrive MONI OVADIA:

L'approssimarsi della ricorrenza che porta il nome "Giorno della Memoria" ogni anno che passa sollecita con sempre maggiore urgenza, riflessioni non convenzionali su quale debba essere il senso profondo di questa istituzione nazionale ed europea. Il suo aspetto celebrativo si esaurisce nello spazio di una giornata e, spesso e man mano che i testimoni diretti ci lasciano, rischia di perdere la sua forza etica e la sua energia comunicativa. 
Il contributo più significativo dato dal "Giorno della Memoria" alla nostra cultura è stato probabilmente quello didattico-educativo. Decine di migliaia di studenti hanno potuto conoscere e confrontarsi con un evento che ha segnato indelebilmente e irreversibilmente la storia dell'uomo, e ha ipotecato la natura stessa della sua relazione col proprio simile. Purtroppo, con il trascorrere del tempo e a misura che gli eventi tragici a partire dai quali si è cominciato a costruire l'edificio della memoria si allontanano da noi, si affacciano i rischi della museificazione e quelli ancora più corrosivi della falsa coscienza e della retorica. Questi ultimi fanno parte dell'armamentario di cui si servono spesso molti esponenti della classe politica per conquistare facili consensi o per rifarsi artificiose verginità, al fine di coprire politiche ingiuste e discriminatorie. È una tipica espressione di questa sottocultura strumentale il polarizzare con enfasi il ricordo e l'esternazione formale del dolore solo sullo sterminio degli ebrei, la Shoà, per sottacere quello delle altre vittime - i Rom in primo luogo, gli antifascisti, gli omosessuali, i menomati, i Testimoni di Geova, gli slavi, gli emarginati, i militari che rifiutarono di piegarsi ai nazifascisti. Una fattispecie inquietante di questa attitudine vile è quella di “israelianizzare” tout court l'eredità dello sterminio. Questa manipolazione è non solo ingiusta, ma anche pericolosa, perché sottrae universalità alla memoria e tende a ridurla a una questione nazionale. È necessario contrastare questa deriva anche per ribadire il significato universale dello stesso calvario dei sei milioni di Ebrei.
Personalmente ritengo che sia giunto il momento di ridefinire la cultura e l'ethos della memoria in direzione del valore integro della vita umana; non solo, più radicalmente, verso il valore integro della vita stessa in tutte le sue manifestazioni. Per cominciare si potrebbe cambiare da subito la denominazione "Giorno della Memoria" in "Giorno delle Memorie". La nuova denominazione dovrebbe riorientare le manifestazioni, gli studi, l'edificazione della casa della Memoria come laboratorio della cultura di pace, di giustizia, di uguaglianza nel ricordo di tutti i genocidi e degli stermini di massa. Accomunati nel destino di essere stati vittime dell'odio annientatore, Ebrei, Rom e Sinti, Slavi, menomati, omosessuali, militanti della libertà, antifascisti, Cambogiani, Tutsi, Cinesi, Coreani, Argentini, i rappresentanti delle genti che hanno sofferto la pandemia dell'odio, interconnessi in una rete planetaria, potrebbero attivare un progetto comune per fare della memoria lo strumento principe per la fondazione di un'umanità redenta dalla violenza e dalla discriminazione.

Il grande scrittore e testimone Primo Levi, ammonendoci ad avere la consapevolezza che se l'orrore assoluto è accaduto può ripetersi, ci ha indicato l'orizzonte in cui collocarci per impedirlo: combattere la logica del privilegio in qualsiasi forma si manifesti.


11 gennaio 2015

Come non rispondere alla strage di Parigi

Siamo immerse ed immersi nella paura

Lo spavento ci prende di fronte
- all'uccisione di persone  attaccate per punirle delle loro espressioni o perché simboli di alterità e del "nemico"
a chi fomenta altro odio e parla di guerra di civiltà, di guerra di religione
a chi vuole limitare la libertà
alle generalizzazioni del noi e degli altri, noi buoni, loro cattivi
all'uso di parole forti come guerra
alla cancellazione dalla memoria di tutti gli orrori che l'occidente ha compiuto nel passato e in tempo recente

Vogliono tenerci nella paura, per poter ripetere scelte disastrose, come quelle dopo l'11 settembre, che hanno dimostrato la loro totale inutilità e la loro capacità di generare solo morte e morte.
I governi inetti dell'Europa - che sono stati incapaci di costruire politiche di accoglienza, di relazioni internazionali all'insegna del rispetto, che hanno avallato e partecipato ad operazioni belliche nefaste in Iraq, in Afghanistan, in Siria, in Libia, che sono stati incapaci di proporre soluzioni al conflitto israelo-palestinese, che oggi avallano pericolose posizioni ai confini orientali dell'Europa, che sono incapaci di dare una risposta agli europei che soffrono in questa grave situazione economica, che tollerano la presenza di importanti movimenti politici di destra francamente razzisti - questi governi ora sono uniti sotto questo simbolo della lotta al terrorismo islamico e si mostrano come i difensori della libertà.

Mercoledì 14 gennaio alle 11.30 saremo in piazzetta Garzeria a Padova
per dire che:

Non vogliamo vivere nella paura, nel silenzio:
NO alla contrapposizione tra noi e gli immigrati, ma  costruzione di relazioni
NO all'adozione di misure liberticide
NO ad intraprendere misure militari  nei confronti del terrorismo
Per un’Europa che attui il suo compito :  allontanare la guerra non solo al proprio interno, ma anche fuori dai propri confini, favorire il disarmo e la composizione negoziale dei conflitti
Pratichiamo alternative alla logica di violenza e di morte
Noi non stiamo con politiche razziste e liberticide
Noi non stiamo con la guerra
         

            Donne in Nero    Associazione per la Pace


08 gennaio 2015

OGNI ATOMO DI ODIO CHE AGGIUNGIAMO AL MONDO LO RENDE ANCOR PIÙ INOSPITALE

Dopo la strage di ieri a Parigi, ascolto, guardo, leggo e non mi stupisco, mi sembra che rientra in una logica che ormai sembra dominante, la logica dell’odio - odio seminato e coltivato, stimolato, provocato, alimentato… un meccanismo infernale di morte. Una logica che va aldilà della ferita alla libertà di espressione, dei nostri valori calpestati. Penso che noi per primi abbiamo ferito la libertà di espressione, abbiamo calpestato i nostri valori: da anni in nome di questi valori portiamo guerre, uccidiamo, umiliamo, seminiamo odio, da anni i nostri media nascondono i nostri orrori, le nostre vittime.
Mi spaventa oggi questo sguardo solo sugli altri, i terroristi, uno sguardo che non riesce a includerci con le nostre responsabilità.
Mi spaventa il dilagare della disumanità, quella di chi uccide - come a Parigi - dei giornalisti per le loro idee, quella che uccide di freddo, di fame e di indifferenza a Gaza e nei campi profughi dei siriani, quella che non prova nulla davanti agli annegati nel Mediterraneo, quella che manifesta in Germania contro l’islamizzazione dell’Occidente… l’elenco potrebbe continuare all’infinito, in poche parole la disumanità che non riconosce nell’altro un essere umano e si sente in diritto di spezzarne la vita.
La storia è complicata, la realtà è complessa, c’è molto lavoro da fare, ma dobbiamo partire da noi stessi, rimanere umani.
Marianita

“Il marciume che c’è negli altri c’è anche noi…e non vedo nessun’altra soluzione, veramente non ne vedo nessun’altra, che quella di raccoglierci in noi stessi e di strappar via il nostro marciume. Non credo più che si possa migliorare qualcosa nel mondo esterno senza aver prima fatto la nostra parte dentro di noi. E’ l’unica lezione di questa guerra: dobbiamo cercare in noi stessi, e non altrove.
… Una pace futura potrà essere veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso – se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo. E’ l’unica soluzione possibile…
…. Non vedo altre alternative, ognuno di noi deve raccogliersi e distruggere in se stesso ciò per cui ritiene di dover distruggere gli altri. E convinciamoci che ogni atomo di odio che aggiungiamo al mondo lo rende ancor più inospitale.”
(Dal Diario 1941-1943 di ETTY HILLESUM)